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“Ma che Liberazione” (MCL)

Argomento
La scoperta e l’esplorazione della grotta “Ma che Liberazione” (MCL)
Autore
Gabriele Concina, Doriano Parutto

Le persone comuni che hanno camminato sul Ciaurlèc o che ne hanno sentito parlare lo ricorderanno sicuramente per i suoi buchi, per le sue “fous” e per le raccomandazioni di porre molta attenzione a non abbandonare il sentiero. Ovviamente, quando sono queste le premesse, agli speleologi non resta altro da fare che caricarsi lo zaino in spalla e andare a vedere di cosa si tratta. Così fin dai primi anni del ‘900 (il Feruglio ha pubblicato degli articoli riguardanti il massiccio del Ciaurlèc nel 1915) diversi gruppi regionali si sono avvicendati nell’esplorazione delle sue grotte e dei suoi pozzi. Dalla fine degli anni ’90 anche il Gruppo Speleologico Pradis ha iniziato a percorrere le sue pendici per rivedere quanto si era fatto nel tempo e per ricercare nuove grotte. Come era successo ai precedenti esploratori, a parte rari casi, alla base dei pozzi di accesso (che a seconda delle zone variano dai 10 ai 100 m di profondità) ci siamo sempre trovati davanti a un cumulo di detriti e di blocchi di frana, mentre la speranza era sempre quella di trovare un meandro o un cunicolo che ci permettesse di proseguire, di scoprire cosa nascondesse il monte. Proprio a caccia di una prosecuzione passiamo l’inverno del 2011 e quello seguente a disostruire il fondo dell’“Abisso della grande Frattura”, dove uno stretto meandro era interessato da circolazione d’aria. Dopo diverse uscite, non vedendo risultati soddisfacenti, rinunciamo per continuare la ricerca in nuovi pozzi, nella speranza di trovare finalmente quello giusto.

 

La scoperta

Cercando nell’archivio del gruppo, uscì la vecchia lista dei “lavori da fare”: fra tutte le cose possibili, ci colpirono alcuni pozzi da controllare dalle parti di “Peceit”, una zona a cavallo tra il monte Valinis e il monte Ciaurlèc, battuta parecchio negli anni passati e ormai abbandonata.
Il 14 aprile 2013 andiamo a ricercare i punti GPS segnati nell’archivio. È una giornata fruttuosa, e al suo termine abbiamo in mano alcune piccole grotte, ma una in particolare con un pozzetto che sembrava avere circolazione d’aria, più il bell’ingresso di un vecchio pozzo da scendere per confermare la sua identità.
Siamo incuriositi dal pozzetto con aria, e così il 25 aprile 2013 arriviamo di nuovo in zona; siamo in tanti alcuni vanno a disostruire il buco, mentre altri scendono nel vecchio pozzo. Questa seconda squadra sarà la più fortunata delle due. In realtà, sia per la posizione, sia per una vecchia scritta sbiadita sulla parete di accesso, sia per un vecchio spit arrugginito alla partenza, doveva per forza trattarsi di una cavità già a catasto. Venticinque metri di profondità, e una forma che non avrebbe dovuto lasciare dubbi… Che invece arrivarono subito, dato che la corda da 50 m arrivò al fondo per un pelo; fondo che poi non risultava nemmeno simile a quello che raccontava il vecchio rilievo. Niente, bisognerà tornarci con il materiale da rilievo, per rifare tutto; intanto diamo un’occhiata. Niente di nuovo, solita china detritica, solita ampia sala, solito pavimento di clasti e materiale organico che a un certo punto collide con le pareti e pone fine alla cavità, senza dare adito a possibili prosecuzioni. Siamo abituati a questo, ma forse siamo anche un po’ più attenti di quanto non si fosse uno o due decenni orsono; o forse la “Grande Frattura” ci ha plasmato a sufficienza. Fatto sta che, nonostante non ci fosse alcuna indicazione di possibili prosecuzioni, ci mettiamo a spostare qualche sasso qua e là. Un piccolo spazio vuoto dietro a un masso attira la nostra attenzione e ci concentriamo su questo punto preciso; più sassi spostiamo e più nero si vede oltre. E poi scatta la scintilla: ci accorgiamo che la frana aspira! Più sassi spostiamo e più il flusso aumenta. Più il flusso aumenta e più la nostra foga, la curiosità e l’allegria cresce. L’apice dello scavo è un grosso masso che “stappiamo” con un contrappeso; fortuna che abbiamo corda e attacchi per farlo! Il passaggio è stretto, fangoso, ma si passa! Subito sotto si arma un pozzetto e arriviamo in un ambiente strano, salette, un grosso soffitto di faglia, e condotte freatiche. Come? Condotte, qui sul Ciaurlèc, a 900 m slm di quota? Sì, condotte freatiche. E bivi. E circolazione d’aria.
E poi altri ambienti strani, con molta frana, ma in cui intuiamo presto le prosecuzioni oltre a questi di nuovo gallerie. Riusciamo a stento a frenare l’enfasi esplorativa per tornare insieme agli altri che con noi hanno lavorato per tanto tempo su questo monte. È tardi e per oggi è sufficiente questo per definirla una giornata fantastica. Vista la particolare data e il lavoro fatto, la grotta viene battezzata “Ma che Liberazione”.
Per una visione complessiva della grotta, si veda la cartina allegata alla pubblicazione “Pradis scoperte, esplorazioni e altre storie ANNIVERSARIO 50º.”

Esplorazioni

Le esplorazioni vengono riportate per macro-zone descritte in ordine cronologico.

Rami a valle

Le prime uscite sono state focalizzate nei rami a “Valle”. Percorsi diversi metri di condotte freatiche abbiamo raggiunto due sale, entrambe occluse da grandi blocchi di crollo e influenzate da una linea di faglia. Dal rilievo abbiamo visto che si tratta di un’unica struttura e questo è stato anche accertato a voce. Nel ramo di destra è stato intercettato un attivo che ci ha portato fin sotto alla sala terminale, dove purtroppo le pareti di un meandro si stringono a tal punto da non permettere la prosecuzione. Il ramo è percorso da una buona corrente d’aria.

Rami a monte, Prima e Seconda Repubblica

Dopo le prime visite a “Valle” puntiamo a “Monte”, dove, ripercorrendo le gallerie già viste il giorno della scoperta, raggiungiamo una sala di modeste dimensioni (sala della “Prima Repubblica”, chiaramente esplorata il 2 giugno), impostata su faglia. Una risalita ci ha consentito di raggiungere il ramo “Ti porto via con me!”, che è una prosecuzione delle condotte da cui siamo arrivati e che conducono a un laminatoio talmente fitto di concrezioni da essere denominato “Selva di concrezioni”, interessante perchè vicino a un’altra grotta della zona (a cui speravamo di collegarci), ma privo di correnti d’aria. Sempre dalla sala “Prima Repubblica”, con una risalita si raggiunge una condotta dalle dimensioni ragguardevoli che si blocca su dei massi di frana e che dal rilievo risulterebbe collegata alla condotta esplorata il primo giorno. Dalla sala, prima del ramo “Ti porto via con me”, parte un ramo in discesa da cui arriva molta aria. Questo ramo permette di raggiungere una nuova sala (della “Seconda Repubblica”), alla cui base prosegue uno stretto meandro chiamato “Meandro dei Forconi”, che dopo 30-40 m di dislivello si ferma su una strettoia. Inoltre, un piccolo pertugio sul fondo della sala, interessato da circolazione d’aria, fa ben sperare e si inizia un lavoro di scavo.

Malebolge – Uarbole

Durante il ritorno verso l’esterno, lungo le condotte che vanno verso il pozzo d’ingresso, nella “Sala Bassa”, troviamo tra i massi del pavimento un passaggio che dà accesso a un meandro fossile. Lo stesso porta a un meandro attivo percorribile sia a monte, noto come “Uarbole” per la sua forma serpeggiante, che a valle è denominato “Malebolge” come l’ottavo cerchio dell’Inferno di Dante.
Oltre ai due rami citati, proseguendo in alto, si percorre il ramo del “Leverino”, un meandro fossile che si blocca contro una frana (ne riparleremo). Le esplorazioni di “Malebolge” sono state le prime a decretare l’andamento in profondità della grotta raggiungendo i -255 m di profondità. Questa via ha delle dimensioni discrete, ed è sempre interessata dalla faglia sul soffitto, approfondita a meandro; si alternano tratti fossili ad altri attivi, spesso divisi come rami paralleli.
Le esplorazioni sono per il momento ferme in un tratto attivo, dove una strettoia da disostruire sotto un discreto stillicidio dà accesso a un ulteriore pozzo.
“Uarbole” è invece uno stretto e alto meandro che si percorre faticosamente, finché non è più possibile avanzare.
Contemporaneamente alle esplorazioni di “Malebolge” abbiamo continuato a disostruire il passaggio in “Seconda Repubblica”, citato prima, riuscendo a passare oltre.

Terza Repubblica – Messico & Nuvole

Il nuovo varco ci ha concesso di accedere alla sala più grande di tutta la grotta, all’epoca, che per continuità non poteva che chiamarsi sala della “Terza Repubblica”. Si incontrano numerosi arrivi, ma ciò che veramente ci colpisce è la piccola forra che si approfondisce sul lato sud della sala, forra chiamata “Messico & Nuvole”. Anche questo meandro è attivo e per un lungo tratto è presente un ramo parallelo completamente fossile. Percorso l’intero meandro, da -110 m a -220 m di profondità, si arriva su un pozzo che per la zona è di dimensioni notevoli: si tratta infatti di un vuoto vertiginoso della profondità di 140 m, largo 15 m e lungo fino a 40 m, che è stato denominato “Urlo della Mimosa!” (ovviamente esplorato l’8 marzo…).
La scoperta di questo pozzo ha decretato il disarmo temporaneo di “Malebolge” per recuperare il materiale necessario alla sua discesa. Gli ultimi 80 m di discesa, prima di toccare il fondo, sono lontani dalle pareti.
Alla sua base sedimenti, blocchi molto grandi e l’ambiente con fortissimo stillicidio hanno per il momento frenato l’esplorazione. Resta da verificare se tra questi massi ci sono dei passaggi che ci permettano di raggiungere nuovi ambienti.
Lungo “Messico & Nuvole” è stato trovato il collegamento con la parte finale del “Meandro dei Forconi”, risolvendo così il relativo punto di domanda.

Risalite

Durante le altre esplorazioni, in “Terza Repubblica” abbiamo iniziato alcune risalite per raggiungere diversi arrivi, nell’ipotesi che possano riportare di nuovo al livello di condotte superiore, magari in una zona nuova. Allo stato attuale non abbiamo ancora raggiunto nessuna prosecuzione degna di nota. Su due arrivi stiamo ancora lavorando, e inoltre è da completare la risalita “Ebola”.

Rami a Valle 2

Siamo ritornati nei rami “A Valle”, per cercare una prosecuzione: non ci era ben chiaro infatti dove “scappasse” il flusso d’aria, che è molto netto all’inizio del ramo. Un primo tentativo è stato fatto nel meandro terminale, ramo di destra, denominato “Passaggio Ciocorì” che però richiederebbe molto tempo e lavoro; attualmente non ha aperto nuove possibilità. Un altro tentativo è stato fatto a monte dello stesso meandro che, con nostra grande sorpresa, dopo una breve disostruzione e alcuni passaggi ostici ha portato al ramo del “Leverino” chiudendo un anello.
Con determinazione e fortuna, troviamo quindi un’altra via, tramite una piccola disostruzione nella prima sala che s’incontra sulla sinistra dei rami a valle. Da qui abbiamo raggiunto delle nuove gallerie, che ci hanno portato a un ambiente spettacolare e molto concrezionato, chiamato “Sala del Gran Consiglio”. Sul lato ovest, un pozzo porta a un ramo attivo dove si concentra moltissima circolazione d’aria. Qui abbiamo iniziato dei pesanti lavori di disostruzione.

Situazione attuale

Attualmente i fronti principali sono: l’attivo “A Valle”, le risalite in “Terza Repubblica” e il pozzo “Urlo della Mimosa”. Sopra l’“Urlo” si potrebbero intraprendere delle risalite, ma molto lunghe e dall’interesse non certo.
Da ricordare che al termine del ramo “Malebolge” una strettoia con doccia, da allargare, ferma per il momento le esplorazioni.
Allo stato attuale la grotta supera i 2,1 km di sviluppo planimetrico e raggiunge una profondità di -360 m.
La grotta è comunque ancora in fase di esplorazione e, come possono confermare i diversi articoli correlati, sono iniziati studi approfonditi sulla fauna, la meteorologia, la geologia.
Ma soprattutto questa scoperta ci ha fatto capire che effettivamente dentro il monte, quello che per tanti anni abbiamo solo sognato, con fortuna e dedizione si trova.

Le persone che hanno contribuito alle esplorazioni, ai rilievi e alle ricerche sul campo sono (in ordine alfabetico):

Borlini Andrea (CSIF), Casagrande Giacomo (GTS), Concina Gabriele (GSPradis), Concina Giorgio (GSPradis), Degano Emanuele (CSIF), Dorigo Luca (GSPradis), Dreon Leandro (GSPradis), Fabrici Michael (GSPradis), Pamio Alberto (GSPradis), Parutto Doriano (GSPradis), Pupolin Roberto (CSIF), Simonutti Venicio (GSPradis).