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Grotta “La Bella Addormentata”

Argomento
Grotta “La Bella Addormentata” (Zona carsica di Pradis – Prealpi Carniche)
Autore
Giorgio Concina e Graziano Cancian

La scoperta e le esplorazioni

Anni addietro, durante l’ennesima battuta di ricerca nella zona carsica di Pradis, era stata individuata una stretta apertura di circa 20 cm. Nulla di nuovo e d’importante, si notava appena un filo d’aria e tracce del passaggio di acqua, dopo grandi piogge. Dopo un primo tentativo di allargamento, in solitaria e con scarsi risultati, la fessura era stata dimenticata.

Nel marzo del 2016, alcuni giovani del Gruppo Speleologico Pradis riprendono il lavoro e con due uscite iniziano a entrare in una nuova grotta, molto bassa e impegnativa, tutta da disostruire. Dopo alcune uscite, lo sviluppo è di 56m mentre la corrente d’aria è diventata forte e fredda. Si prosegue con il lavoro in un tratto stretto e melmoso con il fango “vivo” spalmato fino al soffitto (passaggio del travaglio).

Poi….. finalmente si passa!!!

Dopo la parte impegnativa, la grotta diventa un corridoio tra le concrezioni, fino  a raggiungere uno stretto passaggio con successivo laminatoio. Superati questi ultimi ostacoli, la progressione diventa semplice ed emozionante. Una galleria completamente concrezionata con un piccolo corso d’acqua porta a un bivio “Ramo del Tabacco” (ancora da esplorare completamente) e subito dopo a un pozzo di 22m. Alla base, sulla destra, parte una galleria bassa e alla sinistra si prosegue con un secondi pozzo di 22.

 

 

 

Fig. 1: Giorgio e Graziano, autori di quest’articolo, nella zona carsica di Pradis dove si apre la grotta “La Bella Addormentata”.

 

 

Tutto diventa fantastico e le uscite si susseguono. La grotta sembra non finire più! Dopo il pozzo, troviamo l’arrivo di “Acqua chiara” e poi il “Ramo della foce”. Proseguendo, invece, lungo la galleria bassa, si arriva a un bivio. Sulla destra, dopo aver sceso un pozzo, troviamo la grande “Sala del Silenzio” che continua con due rami verso valle e uno verso monte. Ritornando al bivio precedente, si prosegue sulla sinistra in una bassa galleria fino ad arrivare a un pozzetto. Alla base, si prende la diramazione sulla destra e dopo una serie di passaggi, troviamo il ramo “Fortuna Drago” che, per ora, termina in un’ampia e alta sala con degli arrivi che ci guardano dall’alto. Proseguiamo, poi, nel “Ramo Infinito”, dove una bellissima e lunga condotta freatica fossile porta prima all’arrivo del “Ramo è staquaqua” e poi, dopo uno stretto passaggio, al “Ramo del Presepe” molto concrezionato. Qui gli ambienti diventano molto stretti e pongono fine, per il momento, alla progressione.

Lo sviluppo planimetrico del rilievo fornisce numeri importanti: dapprima 300m, poi 586m… 964m… 1200m fino ad arrivare agli attuali 2470m con un dislivello di 110m.

La grotta, molto bella e concrezionata, è stata chiamata “La Bella Addormentata” (LBA) ed è ancora in fase esplorativa, con molte risalite da fare e con tanti punti da rivedere.

Durante le uscite esplorative iniziamo anche la fase di studio e di ricerca, raccogliendo campioni di sedimenti, di sabbia e di argille, fotografando e compiendo osservazioni sulla fauna ipogea.

Ci attendono ancora tante uscite con tanto lavoro e – speriamo – anche tante sorprese esplorative.

– Analisi mineralogiche di un campione di sabbia e considerazioni

Durante le esplorazioni, è stato raccolto un campione di sabbia fine, che è stato sottoposto alla diffrattometria a raggi X nel Dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste ed esaminato al microscopio.

I risultati delle analisi devono intendersi, per ora, solo come preliminari, tuttavia hanno già dato un risultato che non ci aspettavamo. La grotta, infatti, si sviluppa nei calcari del Cretacico, però, nella sabbia, il minerale più abbondante è risultato la dolomite, stimata attorno al 61%. Gli altri minerali sono: calcite (~10%), quarzo (~9%), fillosilicati (~20%), feldspati (tracce). I fillosilicati sono rappresentati soprattutto da muscovite e clorite.

L’esame al microscopio, poi, ha dimostrato che le dimensioni più frequenti dei grani sono comprese tra 100 e 500 micron. Sono, inoltre di due tipi: chiari oppure scuri, nelle varie sfumature del marrone e del grigio. I primi sono formati da dolomite, calcite e quarzo. I secondi da grumi argillosi, spesso con miche, da ossidi/idrossidi di ferro (probabile goethite) e da frammenti litici, talora derivanti da siltiti e da arenarie.

Tra i grani scuri è importante segnalare la presenza di piccoli resti neri di vegetali carbonizzati Ciò indica anche un apporto esterno delle sabbie.

E’ stato osservato, infine, qualche cristallo allungato, rossastro, di rutilo e qualche cristallo incolore, di lucentezza vitrea, di zircone.

Come si accennava prima, l’abbondanza della dolomite è stata una sorpresa, A questo punto, però, è lecito porsi una domanda: da dove proviene?

Ovviamente non è escluso che derivi da qualche intercalazione dolomitica nei calcari del Cretacico o nel Flysch di Clauzetto, che si trova subito a monte della grotta. Ancora più Nord, però, affiora in maniera estesa la Dolomia Principale (Trias sup.) che è contatto tettonico con i calcari del Cretacico tramite un sovrascorrimento. La fantasia dunque vola, ma è meglio essere cauti e continuare con le esplorazioni e le indagini, che sicuramente porteranno altri risultati ed altre sorprese.