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Concrezionamenti in una grotta dell’altopiano del Monte Ciaurlèc

Argomento
Concrezionamenti calcitici-gessosi in una grotta dell’altopiano del Monte Ciaurlèc (Prealpi Carniche)
Autore
Graziano Cancian

Tratto dalla pubblicazione ” Ciaurlèc 1996-2002″

 

Riassunto:

In una grotta dell’altopiano carbonatico del Monte Ciaurlèc (Prealpi Carniche) sono state trovate delle concrezioni di calcite ricoperte da una sottile incrostazione di gesso. Con tutta probabilità il gesso deriva dall’alterazione dei solfuri dispersi nella roccia e da successive reazioni chimiche con il calcare. La sua deposizione sopra le concrezioni di calcite è dovuta al fatto che il gesso è molto solubile in acqua e si deposita per ultimo, in seguito a fenomeni di evaporazione. Le correnti d’aria, frequenti presso l’imbocco delle grotte, favoriscono questo fenomeno.

Introduzione

Il gesso è un minerale comune ed è costituito da solfato di calcio con acqua – CaSO4+2H2O – però nelle grotte che si aprono nelle zone calcaree, è molto più scarso. Per il momento, solo in pochi casi sono state studiate delle concrezioni di calcite, ricoperte da gesso (Hill e Forti 1986, Cancian 1994, Mocchiutti & Forti 1996).
Un nuovo ritrovamento di concrezioni calcitiche-gessose è stato effettuato nella grotta “The Flintstones-MC29” (3737 Fr) situata a S.E. della Malga Selvaz, nell’altopiano calcareo del monte Ciaurlèc. Questa cavità naturale si apre a quota 944 s.l.m. e raggiunge attualmente gli 814 metri di sviluppo. Nella sua parte iniziale presenta delle concrezioni ricoperte di un velo grigio chiaro.

Analisi mineralogiche

È stata esaminata una piccola stalattite, porosa e friabile, ricoperta da una sottile incrostazione di colore grigio chiaro.
Le analisi sono state effettuate tramite diffrattometria a raggi X (metodo delle polveri) nel Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Trieste.
Si è visto così che la parte interna è formata da calcite, mentre l’incrostazione esterna è costituita da gesso.
Non sono stati evidenziati altri minerali, neanche in traccia.
In tab. 1 si riporta lo spettro delle polveri del gesso del campione analizzato, confrontato con il gesso di riferimento JCPDS 21-816


Tab. 1: spettro di polveri (diffrattometria a raggi x) del gesso della grotta del M. Ciaurlèc e del gesso di confronto JCPDS – 816

 

Tramite il software Win_AFMAIL sono stati calcolati poi i parametri di cella, che sono stati confrontati con i termini di riferimento JCPDS 21-816 e JCPDS 6-46.
Il gesso appartiene al sistema monoclino, gruppo spaziale C2/c.
I risultati sono riportati in tab. 2.

Fig. 2: parametri di cella del gesso (monoclino).

 

Discussioni e conclusioni

Quando si trova del gesso in una grotta che si apre entro litotipi calcarei, si pone subito il problema della sua provenienza.
In genere ci sono quattro possibilità principali:
1) Nei dintorni ci sono rocce gessose;
2) Il gesso ha un’origine termale;
3) Il gesso ha un’origine organica;
4) La roccia circostante contiene dei solfuri (ad esempio la pirite).

Nel nostro caso, possiamo escludere la prima e la seconda ipotesi poiché nella zona circostante non affiorano litotipi gessosi e la grotta non è influenzata da acque termali.

Il gesso di comprovata origine organica in grotte del Friuli Venezia Giulia, finora è stato identificato invece soltanto nei suoli di alcune cavità frequentate dall’uomo primitivo o dagli animali, o in prossimità di cumuli di guano.
L’ipotesi più probabile sull’origine del gesso nelle stalattiti della grotta “The Flintstones” resta dunque quella che si rifà alla presenza di solfuri entro la roccia circostante.
A questo proposito si ricorda che in una grotta delle Alpi Carniche è già stato documentato un esempio di concrezioni calcitiche ricoperte da gesso, in una zona dove la roccia calcarea contiene un po’ di pirite (Cancian 1994). Fenomeni simili, meno appariscenti ed ancora inediti, sono stati visti dallo scrivente anche in altre cavità della Carnia, soprattutto in prossimità degli ingressi.
Il gesso, legato alla presenza di solfuri, è stato segnalato poi nella Grotta Doviza nei Monti La Bernadia (Mocchiutti 1991, Cancian 1996).
Col moltiplicarsi di queste segnalazioni, sembra molto probabile che in tutta la catena alpina e prealpina del Friuli, la presenza di solfuri in rocce carbonatiche, seppur in concentrazioni molto limitate, sia in realtà abbastanza diffusa. A sostegno di quest’ipotesi va aggiunto che è ormai documentata la presenza di granuli cubici di pirite limonitizzata nelle sabbie di parecchie grotte di queste zone (Cancian 1998, Cancian et al. 1997, Cancian & Princivalle 2001)
Per tutti questi motivi siamo propensi di ritenere che anche il gesso della grotta del Monte Ciaurlèc sia dovuto alla presenza di solfuri, però quest’evenienza dovrà essere verificata nelle future ricerche.
Si fa presente che l’ossidazione della pirite porta alla formazione di acido solforico. Successivamente, le soluzioni solfatate attaccano la calcite formando il gesso.
Per quanto riguarda la genesi delle concrezioni della grotta “The Flin-tstones”, va ricordato che il gesso è molto solubile, perciò in un primo tempo si deposita la calcite, secondo i classici schemi legati ai noti equilibri dell’anidride carbonica. Ad un certo punto si può verificare una netta diminuzione – o una cessazione – dell’apporto idrico e quindi la soluzione acquosa che ricopre la concrezione può ridursi ad un sottile velo. A causa dell’evaporazione, la pellicola d’acqua può sovrasaturarsi e di conseguenza si deposita il gesso. Il fenomeno è favorito dalle correnti d’aria, fatto che accade spesso in prossimità dell’ingresso delle grotte.

↩BIBLIOGRAFIA
CANCIAN G. (1994): Osservazioni su un fenomeno di concrezionamento gessoso-calcitico in una grotta calcarea d’alta quota. M. Cavallo. Alpi Carniche). Studi e Ricerche, vol. 2, anno 1994, Soc. di Studi Carsici “Lindner”, Fogliano (Gorizia)

CANCIAN G. (1996): Le argille delle grotte che si aprono nel massiccio dei Monti La Bernadia (Prealpi Giulie). In MUSCIO G. (a cura di): Il fenomeno carsico del massiccio dei monti La Bernadia, Mem. Ist. It. di Speleol., s. II, v. VIII, pp. 65-70,1996, Udine.

CANCIAN G. (1998): Some mineralogical aspects of sands and silts in the caves of the Peaks of the Musi Mountains (Western Julian Fore-Alps). Ipogea, n° 2, pp. 217-222, Trieste.

CANCIAN G., BENEDETTI G., KRAUS M. (1997): Fenomeni di solfatizzazione e caolinizzazione nei suoli di due abissi del Monte Canin (Alpi Giulie). Mondo Sotterraneo, n.s., a. XXI (1-2), pp. 29-42, C.S.I.F. Udine.

CANCIAN G. & PRINCIVALLE F. (2001): Sabbie ed argille delle Grotta di Chialduis e della Risorgiva di Eolo (Prealpi Carniche). Aspetti mineralogici. In: MUSCIO G. (a cura di) – Il fenomeno carsico delle Prealpi Carniche Orientali, Mem. Ist. Ital. di Spel., s. II, vol. XII, pp. 65-73.

FORTI P. & MARSIGLI M. (1978): Sulla genesi delle infiorescenze gessose sopra le concrezioni calcitiche delle grotte in gesso del Bolognese. Atti XIII Congr. Naz. Speleol. Perugia.

HILL A.C. & FORTI P. (1986): Cave minerals of the world. Nat. Spel. Soc., Huntswille, Alabama, USA.

MOCCHIUTTI A. (1991): Segnalazione di mineralizzazioni gessose e noduli ferrosi all’interno della Grotta Doviza (Monti La Bernadia, Friuli). Mondo Sotterraneo. n.s., a. XV, n° 1-2, pp. 11-16, Udine.

MOCCHIUTTI A. & FORTI P. (1996): I depositi chimici secondari delle grotte dei Monti La Bernadia (Prealpi Giulie). In MUSCIO G. (a cura di): Il fenomeno carsico del massiccio dei monti La Bernadia, Mem. Ist. It. di Speleol